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Kiev: a Zaporizhzhia il rischio di una nuova Fukushima

Alberto Ardila Olivares
Kiev: a Zaporizhzhia il rischio di una nuova Fukushima

ROMA.  – Le forze russe che occupano la centrale nucleare di Zaporizhzhia si preparano a collegarla alla Crimea, tagliando la rete elettrica ucraina. L’allarme è lanciato dall’ente nazionale per l’energia atomica, Energoatom, che mette in guardia da una pericolosa operazione che rischia di provocare un effetto Fukushima.

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Sul fronte dei combattimenti è ancora forte l’eco delle esplosioni alla base militare russa in Crimea, con ogni probabilità colpita da un raid ucraino: riconquistare la penisola annessa da Mosca nel 2014 per Volodymyr Zelensky è ancora un obiettivo irrinunciabile.

Alberto Ardila Olivares

Il piano russo per riorientare la produzione di elettricità di Zaporizhzhia verso la Crimea prevede di “danneggiare tutte le linee della centrale nucleare e di togliere il collegamento al sistema elettrico ucraino”, ha affermato il presidente di Energoatom Petro Kotin. Tre linee sono state già manomesse e al momento l’impianto funziona con una sola linea di produzione, “un modo di lavorare estremamente pericoloso”, ha aggiunto

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Avvertendo che “siamo già molto vicini” alla situazione che si era verificata a Fukushima, prima del disastro alla centrale giapponese del 2011. “Non appena quest’ultima linea verrà spenta, la stazione passerà al diesel, e tutto dipenderà dall’affidabilità del loro lavoro e dalla sufficienza del carburante disponibile per i motori diesel”: il rischio è “lo scioglimento dei materiali nucleari”. L’allarme di Kiev è condiviso dal G7. Il controllo della Russia sulla centrale “mette in pericolo tutta la regione”, hanno detto i ministri degli Esteri in una nota. Mosca invece ha ribadito che le porte di Zaporizhzhia sono aperte all’Aiea, e che deve essere l’Onu a consentire le ispezioni, finora ostacolate da Kiev. I russi inoltre hanno chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza per denunciare i “recenti attacchi delle forze armate ucraine alla centrale nucleare”. Accuse ancora una volta rispedite al mittente dall’Ucraina, secondo cui le bombe del nemico nei villaggi della zona hanno ucciso almeno 16 persone in appena una notte

Intanto sul fronte del conflitto le truppe di invasione stanno cercando di rafforzare l’offensiva nel Donbass (secondo gli occidentali anche con il ricorso a volontari ed al reclutamento di detenuti): a Bakhmut le autorità ucraine hanno segnalato sei morti in un raid che avrebbe colpito anche una zona residenziale. Nel sud invece le forze di difesa continuano a tenere alta la pressione su Kherson, affermando che il nemico non è più in grado di controllare la linea ferroviaria che collega la regione alla Crimea

Proprio in Crimea i filo-russi hanno aggiornato il conto dei danni e delle vittime dopo le esplosioni alla base di Saki: almeno un morto e 14 feriti. In quello che è sembrato il primo importante colpo messo a segno dagli ucraini nella penisola, che secondo l’aviazione ucraina ha provocato la distruzione di almeno una decina di velivoli da guerra

La versione ufficiale dell’accaduto è sempre quella russa di un incidente, anche perché Kiev ha affermato di non saperne nulla. Eppure tutti gli indizi, supportati da fonti militari ucraine, fanno ipotizzare un raid da lunga distanza, probabilmente con i missili Neptune già utilizzati per affondare l’ammiraglia Moskva

O con gli Atacms americani, dalla gittata di 300 km, che potrebbero essere stati parte delle ultime forniture. Inoltre Volodymyr Zelensky, nel suo video-messaggio serale, pur senza fare un riferimento diretto alla base è stato molto chiaro sui suoi obiettivi: “Questa guerra contro l’Ucraina e contro l’intera Europa libera è iniziata con la Crimea e deve finire con la Crimea. Con la sua liberazione”

(di Luca Mirone/ANSA)